Dal 2 al 7 febbraio 2026 si è tenuta presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia la Seconda edizione della Winter School in “Interdisciplinary Biodiversity”, un percorso unico nel suo genere a livello internazionale.
Consta di 6 giorni di lezioni e lavoro sul campo tenute da 12 docenti afferenti a discipline anche molto diverse fra loro (5 umanisti, 7 scienziati), che hanno illustrato le ricche sfaccettature della parola/concetto “biodiversità” dalla loro specifica specializzazione offrendo così una formazione che spazia dalla teoria alla pratica fino all’attualità della biodiversità marina ai poli.
Il 3 febbraio la prof.ssa Isabel Sousa Pinto che è membro dell'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) ha tenuto la Keynote, mentre presso il Museo di Storia Naturale “Giancarlo Ligabue” gli studenti hanno osservato “gli archivi” della biodiversità del passato.
A tale interdisciplinarietà di offerta formativa ha corrisposto la classe formata da 30 studenti internazionali con profilo professionale molto variegato: dallo studente di laurea magistrale al postdoc o professionisti nel mondo della sostenibilità (dai 22 anni agli over 40). Impressionante l’entusiasmo suscitato quest'anno col bando aperto solo 8,5 giorni lavorativi: ovvero abbiamo ricevuto ben 176 candidature da tutto il mondo (47 paesi). Non era richiesto alcun background specifico solo una motivazione immediata a volere conoscere altri campi di studio della biodiversità rispetto al proprio e naturalmente voglia di mettersi in gioco a campionare plankton mentre si è studiato giurisprudenza o intervenire su testi di epistemologia dopo un dottorato in zoologia.
A chi frequenta con profitto l'intera di 6 giorni e consegna il report viene attribuito un Open badge registrato dall'anno scorso.
La School è stata creata e diretta fin dall’inizio dalla prof.ssa Corinna Guerra, storica della scienza, organizzata dalla Ca’ Foscari School for International Education, finanziata interamente dal NBFC e vanta la collaborazione scientifica del CNR-Ismar. Allo studio in aula è corrisposta la memorabile esperienza di muoversi nell’osservatorio privilegiato dell'ecosistema lagunare che, come sappiamo, è peculiare e come tutte le zone umide (ecosistemi di frontiera) è particolarmente ricco in biodiversità.
È evidentemente un esperimento riuscito di reale lavoro di squadra interdisciplinare, l’unica tipologia di sforzo collettivo accademico che possa essere davvero efficace per contrastare la perdita di biodiversità.
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